Montebello

montebello1La zona di Montebello Vicentino, che porta questo nome, si estende a sud-ovest del paese. E’ delimitata a nord dalla S. R. 11 e per un tratto dal torrente Chiampo; a ovest arriva fin quasi alla località Dovaro e a sud, al di là della linea ferroviaria, dove il terreno conserva ancora la sua vocazione agricola, confina con Monticello di Fara (Sarego). La Fracanzana è attraversata, oltre che dalla S. R. 11, dall’Autostrada A4 e dalla Ferrovia MI-VE, grandi vie di comunicazione che arrivano quasi a toccarsi nei pressi del Ponte Nuovo sul Chiampo, che permette l’ingresso a Montebello da parte di coloro che arrivano da ovest. Tale ponte conserva in alcune mappe comunali anche recenti il nome di Ponte della Fracanzana.

La Storia

Il periodo romano

In passato il territorio, ricco d’ acque e di risorgive, di cui rimane traccia ancor oggi, si presentava spesso paludoso e di non facile accesso. Tra l’altro si scaricavano periodicamente i corsi d’acqua che scendevano dai colli vicini (i Lessini) e che, secondo la naturale conformazione del terreno, proseguivano in direzione sud.

La costruzione della strada consolare Postumia nel 148 a. C., che collegava Genova ad Aquileia, ebbe lo scopo, come tutte le strade consolari romane, di favorire la rapidità di movimento delle truppe di Roma e il controllo politico dei territori che venivano a mano a mano conquistati. Ma la Postumia, il cui nome deriva dal console Spurio Postumio Albino che si incaricò della sua realizzazione, divenne anche un argine per i vari corsi d’acqua, in genere di portata limitata e irregolare, che scendevano dalle colline di Montebello e Gambellara, costringendoli a deviare verso ovest. Qualche sottopassaggio, lungo la Postumia, permetteva il defluire delle acque verso sud.

La presenza di risorgive garantiva quindi disponibilità d’acqua e favorì probabilmente l’insediamento nella località, che più di millecinquecento anni dopo verrà chiamata La Fracanzana, di una Mutatio per il cambio dei cavalli e di una Mansio (le mansiones erano piccoli centri con locande). L’anonimo autore dell’ Itinerarium Burdigalense (resoconto molto schematico del viaggio di un pellegrino del IV sec. d. C. [333-334] che dall’antica Burdigala, l’attuale Bordeaux, si recò a Gerusalemme) è senz’altro passato da queste parti, fornendo indicazioni sintetiche ma abbastanza precise sui luoghi da lui toccati. Egli cita anche il nome e le distanze delle varie tappe, che, per quanto ci riguarda da vicino, sono: civitas Verona – mutatio Cadianum (Caldiero) milia X – mutatio Aureos (Montebello) milia X – civitas Vincentia milia XI (il miglio romano corrisponde a circa 1480 metri).

La mutatio ad Aureos, termine dal quale alcuni narratori di storia locale furono indotti a interpretare erroneamente l’origine del nome di Montebello (ad Montes? Aureos), corrisponde all’antico luogo delle primitive mutatio e mansio romane in località Fracanzana.

In questa zona un’ abbondante vena d’acqua, chiamata in passato Antiquum Bibatorium, sgorgava tra la vecchia casa colonica, l’attuale Hotel La Fracanzana , e la massicciata della ferrovia, costruite molti secoli più tardi. L‘antiquum bibatorium (espressione facilmente comprensibile, dove antiquum, secondo l’accezione medievale si riferiva al periodo romano) divenne in seguito nel linguaggio locale il Fontanon, termine che si ritrova in mappe anche abbastanza recenti della zona.

Il Medioevo

montebello2La Postumia verso la fine del III sec. d. C. vede diminuire la sua importanza perché in parte abbandonata anche a causa di allagamenti e i cui tratti danneggiati non sempre venivano riparati. La maggior parte del traffico si indirizzò quindi verso l’antica strada pedemontana (la Gallica) preesistente alla Postumia e che era più sicura dalle inondazioni. In periodo medievale viene tuttavia ripresa la linea più diretta tra Verona e Vicenza e ripristinati alcuni rettilinei corrispondenti grosso modo alla precedente strada consolare. La ‘nuova’ strada, che ricalca in buona parte la Postumia tra Verona e Vicenza, e che sarà chiamata per secoli Strada Regia, avrà fondamentale importanza per tutto il Medioevo, quindi durante il periodo del dominio di Venezia, successivamente in età napoleonica e sotto la dominazione austriaca fino ai nostri giorni. Ora è la S. R. 11 o Padana Superiore.

I religiosi, che nel Medioevo risalivano verso il nord per evangelizzare quei territori, e i pellegrini, avevano la possibilità di sostare nella zona della futura Fracanzana, dove era stata eretta una chiesetta intitolata a S. Pietro proprio nell’area dell’attuale Hotel. Documenti del primo periodo dopo il Mille testimoniano l’esistenza di questo piccolo tempio già nel 1200, e successivamente si parla di campi in hora Sancti Petri, dove horasta per località. La chiesetta, spesso soggetta ad allagamenti e ormai diroccata, venne definitivamente abbattuta nel ‘700; di essa non è stato possibile individuare l’esatta ubicazione a causa delle totale mancanza di reperti. Qualche traccia (pavimento) è rimasta invece della chiesa di Santa Giustina, eretta nei pressi di Monticello di Fara, vicino alla strada che dalla Fracanzana porta a questa località. La via Santa Giustina, all’inizio del paese, si richiama senz’altro al nome dell’antica chiesetta, la cui costruzione alcuni fanno risalire alla fine dell’impero romano). Probabilmente serviva come luogo di sosta alla stessa maniera della chiesetta di San Pietro.

Le Decime

Dopo l’arrivo dei Franchi (IX sec. d. C.) e soprattutto con gli imperatori tedeschi (gli Ottoni), molti territori furono posti sotto la giurisdizione di un vescovo e anche il vescovo di Vicenza si vide assegnare numerose terre. Tra queste la fascia che si estende da Montebello a Sarego, terreni che furono dati a coltivare a signorotti feudali del luogo, che li sfruttavano dietro il pagamento delle cosiddette decime. Tale termine si ritrova in documenti e tavole di epoca successiva dove a volte vengono anche precisate le zone di tali decime. A Montebello i conti Maltraverso ebbero in concessione i terreni che corrispondono grosso modo alla futura Fracanzana. Ma le decime riguardavano anche territori limitrofi: in un documento del 1307 si parla di Decimae quae dicitur Fara. Le vicende nei primi secoli dopo il Mille vedono nel corso del ‘200 il declino della famiglia dei Maltraverso, le lotte tra il vescovo di Vicenza e i vari signori del territorio, tra Verona Vicenza e Padova, fino alla conquista del Veneto da parte di Venezia. Il Vescovo ha ormai perduto molti dei suoi numerosi possedimenti e la città di Vicenza si riterrà in seguito assegnataria legittima delle decime un tempo riservate alla Curia.